E’ in libreria l’ultima raccolta di poesie di Ghonim Mohamed, singolare sintesi di cultura araba e occidentale. Non manca poi un riferimento al Cantico dei Cantici.
Il canto dell’amore, un omaggio biblico a
La passione per la vita, le relazioni umane, il valore di ogni incontro e la fatica dell’addio. Sono questi i temi importanti dell’ultima raccolta di poesie di Mohamed Ghonim, suggestivamente intitolata Colombe Raggomitolate e pubblicata da Fara Editore(7 euro).
La serie di composizioni , divisa in tre parti (Il canto dell’amore, La donna e Versi Migranti), si apre con il vasto Il mio canto, appassionato dialogo tra due innamorati che chiama immediatamente alla memoria Il biblico Cantico dei Cantici e si chiude con un secondo “colloquio”, Madre mia.
“I versi di Ghonim sono quelli di un poeta che vibra – spiega Alessandro Ramberti nell’introduzione –, che si mette in gioco, si immerge nella realtà di fango e spirito che è quella dell’uomo, sa riconoscere il divino, e sa che solo con l’amore si può render bella la nostra condizione. E’ una lettura a volte spiazzante per noi occidentali, ma che lascia tracce nell’anima toccando corde dal timbro profondo”.
Mohamed Ghonim, egiziano classe 1958, vive in Italia da vent’anni e attualmente risiede a Vercurago. Perito agrario e imprenditore di successo(svolge la sua attività tra il nostro paese e l’Egitto) è autore di poesie, lavori teatrali, fiabe e racconti nei quali si fondono in singolare sintesi elementi della cultura araba e di quella occidentale. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo L’aquila magica e Cento memorie per il futuro millennio(Periplo, 1999), La foglia di fico e altri racconti(Fara, 1998) e il racconto Tramontana, segnalato al terzo concorso letterario per immigrati Eks&Tra.
Il Resegone N.47, 19 dicembre 2003
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