Cosa dicono di me
Si può parlare d' amore senza aver mai amato? Si può scrivere di emigrazione e di solitudine senza essere mai stati soli e lontani da casa? E di razzismo senza averlo conosciuto sulla propria pelle? sono sentimenti ed emozioni che Mohamed Ghonim conosce profondamente e li trasmette attraverso le sue poesie. L' autore, uomo di mondo, scrittore,poeta e attore ci coinvolge nella lettura delle sue verità, quelle che ha conosciuto calpestando i marciapiedi del pianeta. Sono poesie che esaltano l' amore per la famiglia e per l' identità culturale, ma che evidenziano e mettono a fuoco anche i mali dei nostri tempi. Il disagio sociale, la solitudine, l' indifferenza e il pregiudizio sotto la lente di Ghonim sembrano fenomeni ancora più inquietanti. Tuttavia, se il lettore saprà interpretare le rime con il cuore, vi ritroverà messaggi colmi di speranza e di prospettiva. Il Parlamento europeo ha proclamato il 1997 "anno contro il razzismo e la xenofobia", Les Cultures affida alle strofe di Mohamed Ghonim il compito di onorare questo avvenimento.
"C.V" presidente "Les Cultures
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In Ghonim vi è tutta una linea di confine indeterminata fra la realtà e il sogno, così che si ritrae l’impressione di una dimensione sospesa, al di fuori della portata dell’uomo moderno che, pur cercando di astrarsi,
finisce sempre con l’essere condizionato dalla quotidianità. Nell’autore di origini egiziane invece si ritrova quella grazia delicata, soffusa, propria della poesia araba, in una condizione tale che le emozioni, le sensazioni hanno una proiezione celestiale. Fuori dalla vacua corsa dell’occidente, non affastellata da falsi miraggi o da richiami di sirene corruttrici, la poetica di questo autore echeggia le melodiosità delle danze nei cortili dell’Alhambra, o la limpida freschezza delle acque che scendono al piano dalla Sierra Nevada. Forza e grazia sono fuse in un equilibrio che, più che affascinare, circondano il lettore, avvolgendolo in un alone mistico che quasi inebria, una condizione di sospensione temporale che astrae dal mondo, proiettando verso cieli sconfinati, oltre i confini della realtà. Tutto sembra così naturale, così spontaneo che si riesce perfino a leggere oltre le parole, arrivando a scorgere l’anima da cui sono scaturite. Ma c’è anche un altro Ghonim, che sa guardare la realtà con occhi non trasognati, che vede il dramma dei migranti, che comprende il loro desiderio di lasciare la loro terra, dove si muore di fame, per affrontare un viaggio di speranza verso l’ignoto. E’ il suo un atteggiamento di composta partecipazione, in cui, pur nella forza dei versi, permane una vena malinconica, un sentimento di pietà verso destini dei quali noi non siamo incolpevoli. Quindi, non posso che concludere con un’osservazione: sensibilità e delicatezza, passione e meditazione si fondono in Ghonim, nei suoi versi che poco a poco ammaliano il lettore, stregato dalla docile forza con cui canta della vita.
Renzo Montagnoli
